THE DESIGN CAL: Arriviamo all’ultima decade

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Siamo arrivati all’ultima decade, che in realtà è ancora di fase di scrittura, anche se siamo alle battute finali. Come si sono connotati questi anni? Bella domanda… in realtà è difficile dirlo essendo ancora in fase vi sviluppo. Sono sicuramente anni di sperimentazione; anni in cui le grandi figure di riferimento hanno ancora un peso molto importante. Abbiamo avuto anche uno stallo creativo nel periodo della crisi, dovuto anche, forse, alla paura di investire delle aziende che hanno preferito navigare in mari sicuri piuttosto che rischiare scelte estreme o diverse da quello che era una garanzia… Diciamo che abbiamo una grande diversificazione di generi e che l’artigianato e la professionalità stanno riprendendo piede, grazie anche alle filovie di vita più sostenibili; questo sta portando alla sperimentazione anche di nuovi materiali, che prima non venivano considerati!

21 DICEMBRE: LA PARISIENSE

Oggi volevo scegliere un libro degli ultimi 10 anni da proporre, ma l’elenco era cosi lungo che mi sono trovata seriamente in difficoltà… Quindi vi propongo un libro che parla di una figura iconica come madame Ines de La Fressange, che in realtà è un libro che parla del design della moda… E tra l’altro in edizione limitata perché ha una versione rilegata rigida e con copertina dipinta oro! La Parigina è anche libro e agenda insieme, visto che ogni anno ne esce un divertente aggiornamento. Esistono anche versioni più economiche ma questo, nei libri della vostra libreria di casa non più mancare. é un po come la Birkin di cui abbiamo parlato qualche giorno fa…Non può passare inosservato fuori dall’ambito del design! Oltre al suo brand omonimo, da molte stagioni la ex modella disegna regolarmente collezioni per donna, uomo e bambino ispirate al guardaroba parigino per il marchio di abbigliamento giapponese Uniqlo, altro marchio che ha preso in prestito nomi di designer per disegnare le sue collezioni…

22 DICEMBRE: VACUUM VASE

Vacuum Vase è un’opera di Valeria Vasi, che è una designer-scultrice. Tutte le sue opere sono sul confine fra arte, scultura e design, e qui nascono i vasi in ceramica o antracite di Valeria: dosando attentamente queste tre discipline che nascono i suoi meravigliosi vasi che vogliono insediarsi nel punto di equilibrio che si crea tra espressione artistica, utilità e funzionalità. Valeria Vasi è un’artista catalana che incentra le sue opere all’insegna dell’essenzialità ed al Suprematismo (che è una corrente russa dello scorso secolo che promuoveva l’arte astratta…). La base della sua collezione, sono, infatti, poche forme geometriche e solo 4 colori: bianco, nero, terracotta e rosa. Le finiture sono invece disponibili sia in versione lucida sia opaca. Sono opere artigianali uniche… Difficile e riduttivo definirle solo oggetti o solo vasi! Andate a vedere il suo profilo e poi fatemi sapere cosa ne pensate: trovo incredibile questa fusione di 3 discipline!

23 DICEMBRE: RABBIT CHAIR

Rabbit Chair nasce dalla mente di Stefano Giovannoni per Qeeboo nel 2016, presentata al salone del mobile di Milano. Partiamo dal presupposto che Stefano Giovannoni è conosciuto per la sua particolare intraprendenza nella ricerca e sperimentazione di nuove forme da poter utilizzare per realizzare progetti di arredo e di design, in grado di unire la comodità alla qualità. La struttura della sedia si sviluppa così: le orecchie del coniglio fanno da spalliera mentre il suo dorso diventa la seduta vera e propria. La Rabbit Chair è realizzata in polietilene, questo le permette di essere una sedia super leggera, facile da trasportare e al tempo stesso resistente a tutte le forme di intemperie, quindi adatta all’esterno ed all’interno. Il coniglio è da sempre segno di fertilità e amore e suscita immensa tenerezza, dunque l’idea della sedia si fonda su un forte valore simbolico, valido sia nelle culture occidentali che in quelle orientali. E voi, avete degli oggetti portafortuna?

24 DICEMBRE: VASO PRIMATES KANDTI

Oggi chiudiamo con il calendario dell’avvento presentando i vasi Primates Kandti di Elena Salmistraro per Bosa, vasi realizzati in ceramica, materiale caro a questa designer milanese della nuova generazione. La scimmia è l’animale che più evoca l’uomo, nella forma del corpo, negli sguardi, nei movimenti. Un potere di somiglianza che la rende affascinante e che ha ispirato il progetto, presentato nel Gennaio 2017 al Maison & Objet di Parigi. L’anima di questi primati è racchiusa nel vaso attraverso i dettagli e le ricche textures: tutto ciò attira l’occhio e incuriosisce attivando un meccanismo di riconoscimento che coglie in pieno l’obiettivo del ricreare il legame tra uomo e scimmia. Alla serie di vasi di design , si aggiunge anche quella dei piatti decorati in ceramica, realizzati a mano da Elena. La designer riesce a tradurre la capacità della natura di creare armonie di forme e colori, prima in illustrazioni e poi in ceramiche di design, dando l’opportunità di avere in casaun nostro talismano.

A PRESTO!

THE DESIGN CAL: un tuffo nei 00

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Ci avviciniamo sempre di più ai nostri giorni, siamo nella prima decade degli anni 2000. Questa è la decade in cui anche i grandi stilisti si lanciano nel mondo del design e del forniture design assolutamente made in Italy: troviamo nomi importanti quali Nino Ceruti e Giorgio Armani (che nel 2010 arreda persino il Burj Khalifa). In questi anni si va diffondendo una nuova espressione, social design, nell’ambito della quale vengono accomunate varie direzioni di ricerca. Gli oggetti di design vengono proposti con nuove modalità: per i prezzi, per il fatto di essere commissionati da un gallerista, possibilità prima riservata solo agli artisti, per essere collocati negli spazi espositivi dell’arte. Inoltre, il design cerca di recuperare un suo scopo, una sua necessità, un senso etico, anche se a volte, come si vedrà in seguito, ciò avviene in modi impropri e non condivisibili, a prezzo della rinuncia a una concezione complessa e complessiva di progetto. Sul mercato, quindi, si presentano oggetti di design come una nuova ‘merce estetica’, valutata con cifre tipiche del mercato dell’arte. Etica ed estetica: il loro rapporto, anzi il loro dissociarsi, sembra essere uno dei temi più significativi nella situazione odierna.

17 DICEMBRE 2000: CICO

Cico é un progetto di Stefano Giovannoni del 2000 per Alessi. È un portauovo con spargisale personale e cucchiaio in resian termoplastico.
Giovannoni si ispira spessissimo al mondo del fumetto ed ha creato un oggetto con una forte ispirazione figurativa; anche Cico fa parte del filone narrativo dell’autore.
I suoi oggetti sono molto legati alle emozioni e capaci di stimolare l’immaginazione utilizzando un canale di comunicazione ironico, ludico ed evocativo. Hanno sempre una connotazione molto colorata, ma nonostante questo risultano simpatici e discreti… 

18 DICEMBRE 2002: LOUIS GHOST

La sedia Louis Ghost è stata creata da Philippe Starck per Kartell nel 2002. Questa è la sedia più conosciuta e riprodotta del design contemporaneo. Il connubio tra le sue linee barocche delle sedute Luigi XV e il policarbonato trasparente – più la sfida tecnologica per realizzarla – hanno dato il via a una piccola rivoluzione nel mondo dell’arredo. La Louis Ghost è un capolavoro di progettazione nato da una vera e propria sfida tecnologica: sono serviti due anni di ricerca e tentativi a opera di Philippe Starck per creare questo coraggioso esempio di iniezione del policarbonato in un unico stampo. «Il successo universale della sedia Louis Ghost non viene dalla progettazione, ma dalla memoria comune. La Louis Ghost è stata elaborata dal nostro subconscio collettivo, è soltanto il risultato naturale del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro» dice Starck. La prima sedia trasparente però è stata La Marie nel 1999, premiata col Compasso d’Oro. La Marie è la madre di tutti i trasparenti Kartell: Louis Ghost, Ghost Buster, Mr.Impossible, Uncle Jack, la seduta Victoria Ghost, gli sgabelli Charles Ghost, lo specchio Francois Ghost, la seduta per bambini Lou Lou Ghost e gli sgabelli bar One more e One more please, e così via…

19 DICEMBRE 2005: CABOCHE

Il lampadario Caboche è stato progettato da Patricia Urquiola per Foscarini nel 2005. Nella sua raffinatezza rappresenta la versione contemporanea dei ricchi lampadari decorativi della tradizione. Ma al posto degli elementi in cristallo viene impiegata una profusione di globi in materiale plastico che rifrangono la luce e la diffondono nell’ambiente a 360°. Lo chandelier Caboche, perfetta fusione di diverse individualità in un’unica forma, mescola la suggestione del lampadario chandelier con quella di un braccialetto di perle. Per Caboche, Patricia Urquola e Eliana Gerotto e si ispirano infatti ad un oggetto acquistato durante un viaggio, un braccialetto in bachelite degli anni Trenta ( e alla gioielleria si ispira anche il nome, Caboche, il termine tecnico per indicare uno dei tagli più noti per diamanti e pietre preziose). L’ispirazione a volte arriva dagli oggetti più impensati… Non credete?

20 DICEMBRE 2003: BOURGIE

la Bourgie di Ferruccio Laviani è stata prodotta da Kartell nel 2003. Questa lampada da tavolo trasparente in policarbonato è famosa per la sua linea barocca e il cappello plissé. A idearla fu proprio lo stesso art director dell’azienda di Noviglio, che venne ispirato da un polveroso apparecchio parcheggiato sulla sua scrivania, e da una canzone disco degli anni ’70 il cui ritornello ripeteva “tutti vogliono essere bourgie bourgie”, beffeggiando la borghesia wannabe. Laviani dice: “Ho avuto la fortuna di essere partito molto presto, molto giovane con una generazione più grande di me, da Castiglioni a Sottsass a De Lucchi e tutti mi hanno influenzato. Naturalmente c’è stato un bilanciamento di gusti fra questi maestri. Da una parte c’erano Sottsass e Mendini con il gruppo Memphis, più estremi, dall’altra Castiglioni e Magistretti, con una visione opposta. Io credo di essere il risultato di tutti questi incontri messi insieme con in più il mio carattere e le mie esperienze. I miei oggetti sono a volte anche uno il contrario dell’altro. C’è la Bourgie barocca e c’è la Taj, che è una semplice virgola di plastica.”

Vi aspetto con l’ultima decade!

THE DESIGN CAL: arrivano i mitici anni 90

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E arriviamo agli anni novanta, anni di transizione tra il design delle grandi icone e dei grandi designers e quello che sarà poi il design low-cost prodotto da grandi catene come Ikea. Sono anni in cui si vive un po di rendita da quanto arrivato dai decenni precedenti, anni in cui il regno dei grandi nomi come Starck, Graves, Arad, Maurer, e così via discorrendo inizia ad imporsi ed a dettare legge! Anni di leggerezza e ironia, pensiamo ai materiali ed alle forme che questi personaggi hanno creato e proposto… Erano anche gli anni economicamente più frivoli… Voi ve li ricordate gli anni 90? E cosa vi ricordate di quel periodo?

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13 DICEMBRE 1993: JUICY SALIF

Juicy Salif è uno spremiagrumi disegnato da Philippe Starck prodotto da Alessi a partire dal 1990, realizzato in alluminio pressofuso e lucidato. Considerato un’icona del industrial design, è stato esposto al Museum of Modern Art di New York.
Juicy ha una forma che ricorda quella di un ragno ma la sua principale caratteristica sta nell’assenza di un contenitore in cui raccogliere il succo, che è sostituito direttamente dal bicchiere…
Nel 2000, per il decennale, la Alessi ne ha prodotto una versione placcata in oro in edizione limitata da diecimila copie, mentre per il venticinquesimo ne son state prodotte due diverse versioni, una pressofusa interamente in bronzo in un numero limitatissimo di pezzi pari a 299 esemplari e una fusione di alluminio con rivestimento ceramico di colore bianco opaco.
Si può quasi definire un oggetto-scultura per l’originalità delle sue linee e per la grande differenza rispetto ai classici spremiagrumi. 
L’intuizione è nata davanti a un piatto di calamari durante un pranzo a Capraia: doveva presentare un nuovo vassoio ad Alberto Alessi, ma appena si rende conto che manca il limone per i calamari, Juicy Salif appare nella sua testa.
Philippe Starck ferma l’immagine su una tovaglietta di carta, come Vico Magistretti aveva fatto 25 anni prima su un biglietto della metropolitana con Eclisse. 
E una volta completato il progetto, l’ha persino infilata in una busta e spedita a Alberto Alessi, che, tra parentesi, attendeva da mesi il progetto di un vassoio (e assolutamente non si aspettava quello di uno spremiagrumi)!
E voi, avete mai avuto un’intuizione geniale?

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14 DICEMBRE 1993: BOOKWORM

Bookworm é una libreria flessibile progettata da Ron Arad per Kartell nel 1994.
La libreria era stata pensata in metallo, perché questo materiale consentiva una flessibilità e una resistenza per l’idea di progetto. Quindi, fino a quel momento Bookworm era stato una produzione limitata e solo per persone di nicchia. Ma grazie all’incontro con Kartell, azienda storica italiana di design specializzata nel campo della plastica, il mercato è diventato di massa e più accessibile, avendo anche un costo inferiore, perché passato alla produzione in tecnopolimero, materiale plastico con delle importanti caratteristiche.
Il nome deriva dalla forma dell’oggetto che ricorda un verme:appunto per questo gli è stato dato il nome di Bookworm, libro-verme: da una parte prende spunto dal tarlo del legno, dall‘altra riprende la forma serpentina dell’oggetto.
Nel 2015 è stata presentata una rivisitazione della libreria e questa nuova versione è stata chiamata Popworm.
IN questa versione cambia il materiale che è in PVC colorato e ritardante al fuoco, i colori disponibili sono turchese, nero, giallo fluo, fucsia e con fermalibri metallizzati dorati. Un’altra differenza è la forma dell’oggetto che nelle precedenti versioni non c’è, e che presenta una linea sinuosa e ondulata.

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15 DICEMBRE 1992: LUCELLINO

Questa lampada nasce nel 1992 per mano di Ingo Maurer, designer tedesco per la sua omonima ditta di produzione, ed è presente al MoMA di New York. Questa lampada è considerata una dei più bei pezzi di Maurer: il nome Lucellino, è un neologismo che parte dalle due parole luce e uccellino, che poi non sono altro che le componenti che incontrandosi danno vita a questa bellissima lampada. Materiali poveri, ironia e spensieratezza sono alla base del pensiero dietro questo prodotto, che unisce l’amore per il regno animale allo stile inconfondibile del suo brand. La sua filosofia si può riassumere in questa frase: “La luce” dice “non si può toccare, non ha sostanza, per questo cerco di essere leggero. Offrire sensazioni: questo il mio obiettivo”. Nel 2011 gli venne assegnato il Compasso d’Oro Associazione per il Disegno Industriale.

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16 DICEMBRE 1994: ANNA G. E ALESSANDRO M.

Il cavatappi Anna G è stat progettato da Alessandro Mendini nel 1994 per Alessi. La leggenda narra che il nome di questo oggetto sia quello di una donna reale, la designer e collaboratrice Anna Gili, il cui volto e la silhouette sono stati motivo ispiratore del cavatappi d’autore. Partendo dal classico cavatappi brevettato da Dominick Rosati, brevettato il primo aprile del 1930, con le migliorie di Tullio Campagnolo (imprenditore-produttore di componenti per biciclette) del 1966, che aveva modificato l’oggetto in modo da non forare la parte inferiore del tappo, evitando la caduta di pezzi di sughero all’interno della bottiglia, Mendini arriva a dargli una forma compiuta nel 1994… Nata in zamak, lega di zinco, alluminio, magnesio e rame, Anna G. ha generato fra il 1994 e il 2001 una famiglia di cavatappi di design colorati per la tavola e la cucina, anche in plastica. Non si contano le edizioni speciali, come la RED, realizzata per il Fondo Globale per la Lotta all’AIDS. Ovviamente il cavatappi Alessandro M. è l’autoritratto del autore, disegnato successivamente nel 2003… Mendini diceva che:“Un oggetto deve contenere un errore. Così lo si guarda con attenzione diversa, nasce un legame di sentimenti”.

Vi aspetto alla prossima decade…

THE DESIGN CAL: una passeggiata negli anni 80

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Arriviamo agli anni 80, dove si impongono sul mercato due grandi marchi: Alessi e Memphis Group; uno capitanato da Alberto Alessi, che sceglie proprio Mendini come consulente; l’altro fondato da Ettore Sottsass. Queste due grandi realtà contribuiscono alla nascita di una serie di grandi progettisti e designers… In questo periodo il Made in Italy, si consacra anche a livello internazionale (come Driade e Baleri Italia)! é anche il momento della spettacolarizzazione delle aziende con cataloghi e pubblicità che diventano il loro biglietto da visita, come le pubblicità della Benetton di Oliviero Toscanini.

9 DICEMBRE 1984: BIRKIN BAG

Una borsa, e quale borsa… una Birkin! Lei la borsa iconica per antonomasia… Perche nel calendario dell’avvento? Perché anche questo è un pezzo di storia del design, anche la moda è una forma d’arte e una declinazione del design! Ma di questa borsa è simpatico l’aneddoto di come è nata… L’attrice Jane Birkin (alla quale è ispirata la borsa) raccontò alla giornalista Dana Thomas la propria versione: nel 1984, durante un volo da Parigi a Londra, dove viaggiava anche Jean-Louis Dumas, lo stilista di Hermès, lei aprì la sua borsa di Hermès dalla quale cadde una moltitudine di fogli e appunti. Dumas allora prese la sua borsa e gliela restituì qualche settimana dopo, con l’aggiunta di una tasca (che da allora divenne standard). Jane Birkin raccontò a Dumas la propria difficoltà di trovare una borsa per il week-end, che fosse allo stesso tempo femminile e comoda. Jean-Louis Dumas fu talmente ispirato dalla storia di Jane Birkin che chiese a Jane di descrivergli la borsa che le serviva. Jane gli disse che voleva una borsa più grande della Kelly, ma più piccola della valigia di Serge. Per rendere l’idea dei suoi pensieri in modo che Jean-Louis capisse i suoi desideri, voleva fare uno schizzo ma mancavano le materie prime sul volo – in questo caso la carta – così disegnò il primo schizzo di una Birkin su un sacchetto per il mal d’aria fornito sull’aereo. Dopo aver visto questo schizzo, Jean-Louis Dumas decise che avrebbe realizzato la Birkin Bag. In base alla descrizione del suo ideale di borsa, Dumas ne realizzò il prototipo e gliela fece arrivare a casa… Ma secondo voi, ci sono borse iconiche moderne che potete considerare dei pezzi di design, così come la mitica Birkin?

10 DICEMBRE 1984: CONICA

La caffettiera Conica venne disegnata da Aldo Rossi per Alessi; Made in Italy Caffettiera espresso “La Conica” di Alessi in acciaio inossidabile 18/10 lucido con il fondo in rame, composta da un cilindro, diviso in due parti, che ne costituisce il corpo, e da un cono ad esso sovrapposto come coperchio (da cui il nome) culminante in una piccola sfera. Disegnata tra il 1980 e il 1983, questa caffettiera nasce come evoluzione dell’operazione “Tea&Coffee Piazza”, che aveva visto grandi architetti impegnati sul tema della progettazione di un servizio per caffè e tè. “Tea&Coffee Piazza” è il nome del progetto varato nel 1979 da Alessandro Mendini direttore artistico di Officina Alessi, il quale ha voluto coinvolgere architetti di fama internazionale nell’ideazione di pezzi di un set da tè e da caffè. L’intento era quello di far sì che architetti di fama internazionale si impegnassero in una ricerca personale intorno ad oggetti di uso quotidiano, come con il Bauhaus. Tra i vari architetti spicca la figura di Aldo Rossi (1931-1997), uno dei maggiori architetti del novecento, primo vincitore italiano del Premio Pritzker, il Nobel per l’architettura. Questa una delle prime incursioni nel mondo del design di Aldo Rossi, che in realtà non finiscono qui e direi fortunatamente… E voi, cosa ne dite di queste commistioni tra architettura e design, funzionano? Sarebbero da riproporre?

11 DICEMBRE 1985: HIP-HOP

L’orologio Hip Hop venne creato dal gruppo Binda nel 1985 (in realtà Marcello ed il fratello Simone avevano sviluppato questa idea per un altro brand); è il primo orologio monoblocco con cassa integrata al cinturino in gomma e profumato, diventato uno dei simboli degli anni 80 e poi rilanciato nel 2010. Hip-Hop, come la rivale di quegli anni, che era Swatch, come altri oggetti simbolo di quegli anni, hanno un design riconoscibile, sono facilmente individuabili ed hanno dettato la moda di quegli anni, nonostante siano ricordati per i loro lineamenti e non per chi li ha creati… Quest’anno è stata lanciata una Hip-Hop Watches challenge, che aveva l’intento di sviluppare nuovi modelli e nuove idee, rimanendo sempre fedele alla filosofia Hip-Hop: cinturino intercambiabile, colorato (e ovviamente profumato), easy to wear, flessibile, dinamico e giovane… E in questa challenge si sono sbizzarriti molti personaggi famosi un po di tutti gli ambienti! Lo slogan del nuovo Hip-Hop cita una famosa frase di Picasso: “I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni”. la domanda che voglio girarvi è questa: ma degli oggetti di design che noi ricordiamo, quanti associamo a designers famosi? Quanti di questi oggetti sono diventati icone nonostante non ci sia dietro un nome che li connota in modo evidente? O meglio ancora, quanti sono diventati famosi nonostante i loro progettisti siano sconosciuti?

12 DICEMBRE 1985: BOLLITORE 9093

Nel 1985 Michael Graves disegna il bollitore 9093 per officine Alessi; per capirci, quello con l’uccellino rosso che twitta non appena l’acqua inizia a bollire… Anche lui assoldato da Alessandro Mendini per “Tea & Coffee Piazza”. Questo bollitore è generato da una grande contaminazione linguistica: ironia, un pò di Art Déco, suggestioni della Pop Art e dei cartoon. Il bollitore è realizzato in acciaio inox lucido, con forma troncoconica e manico circolare in tondino d’acciaio con salvamano in materiale plastico (PA) azzurro… E all’uscita dell’acque c’è lui, l’uccellino che fischia, pardon: twitta! che ne pensate di quest’oggetto, potrebbe far parte della vostra lista dei desideri?

Alla prossima decade…

THE DESIGN CAL: un tuffo negli anni 70

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Proseguiamo la nostra passeggiata nel mondo degli oggetti di design ed arriviamo agli anni 70, che in realtà sono il proseguimento del periodo meraviglioso degli anni 60. questo è proprio il periodo di piena esplosione delle ditte produttrici; tutto questo porta al 1972 quando Emilio Ambasz (architetto e designer argentino) decide di organizzare al MoMA di New York la mostra “Italy: The New Domestic Landscape. Achievements and Problems of Italian Design”, con arredi, televisori, radio, giradischi e lampade. Abbiamo l’affermazione del design italiano nel mondo, ma non solo a livello di oggettistica, anche di arredamento! Nel 1973 è la volta della triennale che presenta la “Mostra internazionale dell’industrial design” curata da Ettore Sottsass e Andrea Branzi. Sono curiosa di capire dei prossimi oggetti che trovare nei feed, quanti ne avete voi in casa…

5 DICEMBRE 1970: SPECCHIO UNGHIA

Lo specchio da terra Unghia è stato creato nel 1970 da Rodolfo Bonetto per Bonetto Design ed è stato prodotto dal 1970 al 1979. Sicuramente Bonetto è ricordati per latri pezzi storici come il telefono a gettoni arancio delle cabine, ma ho sempre apprezzato molto l’intelligenza di questo specchio, che ricorda l’unghia di una donna e che, per le sue ridotte dimensioni (Ø 25 cm – H. 160 cm) è posizionabile ovunque, anche in piccoli spazi. E’ stato un colpo di fulmine la prima volta che l’ho visto da piccola e continuo ad apprezzarlo ora che ne capisco anche la funzionalità oltre che l’estetica. E voi, avete un oggetto che vi ha colpito al cuore? o, come me, ne avete più di uno?

6 DICEMBRE 1973: SCIANGAI

L’appendiabiti Sciangai è stato creato nel 1973 e prodotto nel 1974 De Pas, D’Urbino, Lomazzi per l’azienda italiana d’arredamento Zanotta, e diventato poi compasso d’oro nel 1979: insomma, un fuoriclasse! «Gli oggetti devono entrare in un rapporto di simpatia con chi li usa ed essere facili da usare», spiega Paolo Lomazzi in un’intervista televisiva per la Rai. «Oggetti d’uso quotidiano, domestici e posso dire degli oggetti affettuosi». Questa è stat l’ispirazione per Sciangai: l’omonimo gioco da tavolo cinese! E credo che ci siano proprio riusciti! Ma voi da dove prendete ispirazione?

7 DICEMBRE 1970: LAMPADA TIZIO

La lampada Tizio è stata creata da Richard Sapper nel 1972 per l’azienda italiana Artemide, La Tizio diventerà una delle lampade più vendute al mondo e, contestualmente, oggetto di culto. Nel 1970, Gismondi (co-fondatore di Artemide) propose a Sapper di disegnare una lampada da scrivania. La lampada Tizio fu sviluppata a partire da una loro conversazione: il nome “Tizio” è stato suggerito proprio da Gismondi, perché pensava di riuscire a convincere Tizio, Caio e Sempronio con questa lampada, e quindi di poter soddisfare chiunque… Sapper dice: “Volevo una lampada da disegno che avesse un ampio raggio di movimento, e che, nonostante questa caratteristica, fosse poco ingombrante”. Secondo voi è riuscito nella sua impresa?

8 DICEMBRE 1978: POLTRONA PROUST

La poltrona Proust è stata creata da Alessandro Medini con l’artista Franco Migliaccio nel 1978 per l’azienda italiana Cappellini. In un viaggio in Veneto viene trovata una poltrona in stile settecentesco, la cui struttura è decorata a mano a pennello in colori acrilici, assieme al tessuto, con una texture ripresa da alcuni particolari dei quadri di Paul Signac; in realtà, già nel 1976 Mendini aveva iniziato a pensare alla realizzazione di un “tessuto Proust”, un tessuto ispiratoalle correnti etterarie ed pittoriche (impressionismo, divisionismo e puntinismo) legate proprio allo scrittore francese. Negli anni successivi ne vengono realizzate varie, tutte a mano e personalmente controllate da Mendini, che ne ha anche firmate alcune, una quindicina. Dopo una breve interruzione, dovuta all’impossibilità di Mendini di sovrintendere ad ogni pezzo, nel 1989 riprende la produzione. Da allora la produzione è continuata, anche con singole poltrone realizzate in materiali diversi come bronzo e ceramica, marmo. Da alcuni anni è Claudia Mendini, nipote di Alessandro, a dipingere le singole poltrone, ed è sempre restata in collaborazione e supervisionata dallo zio fino alla morte di Mendini.

THE DESIGN CAL: si parte dagli anni 60!

In evidenza

In primis, mi scuso per la latitanza di queste settimane; purtroppo tanti progetti e poco tempo per realizzarli. Ma eccomi qui, con una serie di suggerimenti e consigli per degli oggetti di design con cui ho costruito un mio personale calendario dell’avvento fatto esclusivamente da chicche di design. Per chi mi segue su Instagram sa che dal Primo di dicembre abbiamo iniziato ad aprire le caselline del calendario dell’avvento del design, partendo dagli anni sessanta e percorrendoli fino ai giorni d’oggi; lo abbiamo chiamato THE DESIGN CAL (citazione molto presuntuosa, ma gli oggetti che ho scelto meritano questo e altro…).

I primi 4 giorni sono stati dedicati agli anni 60, i secondi 4 agli anni 70 e così via…

Partiamo da lontano, ma non troppo; partiamo dal periodo d’oro del design italiano! Gli anni sessanta hanno segnato un periodo importante di sperimentazione e fermento culturale ed artistico… Abbiamo avuto grandi nomi e grandi idee, grandi oggetti e grandi sperimentazioni. Abbiamo avuto chi non ha avuto paura di lanciarsi e sperimentare, di rompere la monotonia della quotidianità, di osare rischiando di sembrare folle! Si arrivava dalla crisi del dopoguerra, economica e culturale: eppure qualcuno ci ha visto un’opportunità!

Qui a seguire i 4 oggetti.

1° DICEMBRE 1967: NESSO/NESSINO

Nesso è una lampada disegnata da Giancarlo Mattioli con il Gruppo Architetti Urbanisti Città Nuova nel 1965 per un concorso che vinse, dove erano presenti Artemide e la rivista Domus; è una delle prime lampade in resina ABS stampata ad iniezione e venne prodotta nel 1967; ovviamente una lampada così iconica non può che essere presente al MOMA di New York. La lampada Nesso incarna esattamente lo stile italiano degli anni Sessanta sia per l’uso dei materiali che nel suo uso del colore: all’epoca infatti l’arancione brillante e il bianco erano i colori predominanti di tutti gli oggetti di plastica. E’ una lampada completamente versatile, da ta volo e da parete, per zona giorno, notte, bagni, con stili moderni o classici: è un vero e proprio passe-partout! E tu, dove la utilizzeresti?

2 DICEMBRE 1960: SEDIA PANTON CHAIR

Disegnata per Vita da Verner Panton nel 1960, la sedia Panton è la prima sedia al mondo in plastica stampata ed è considerata uno dei capolavori del design danese. La sedia è stata inclusa nel Canon Cultura danese del 2006. Anche in questo caso il trionfo di plastica e colori forti sono un must; è complemento che può essere posizionato ovunque, e valorizza qualsiasi tipo di arredamento ed esiste in varie versioni, per i più grandi e per i piccini… Ma voi,dove la posizionereste?

3 DICEMBRE 1967: BABEL 02/03

Il mobiletto Babel 02 è stato creato nel 1967 dalla designer italiana Anna Castelli per Kartell ed è tuttora considerato una delle opere più emblematiche del Modernismo. Una delle sue caratteristiche è la struttura in un unico pezzo formato da 3 blocchi uniti tra loro, è fabbricato in plastica ABS, un materiale forte e duraturo ed è dotato di ante scorrevoli. È versatile, pratico e molto originale: ideale per sale da pranzo, stanze da letto, bagni, uffici… tu dove lo metteresti?

4 DICEMBRE 1962: BRIONVEGA CUBO TS522

Il modello Radio Cubo ts522 è stata disegnata nel 1962 da Marco Zanuso e Richard Sapper per Brionvega. Esemplari di questa radio sono esposti stabilmente al MOMA di New York e ai musei di arte moderna di La Jolla, Osaka e San Paolo. I designer erano partiti dall’idea di integrare l’oggetto nell’ambiente domestico, facendola divenire protagonista dell’ambiente: un oggetto colorato, in linea con le produzioni del momento, con una forma mai vista prima. Frutto di una continua ricerca da parte dell’azienda , la ts 522 è diventata presto in tutto il mondo sinonimo di radio portatile. Conosciuta da sempre con il nome di “Cubo”, presenta un design accattivante. Non un oggetto statico e autoreferenziale, ma leggero, portatile e con un carattere divertente e innovativo, anche nei materiali utilizzati…

A breve vi aspetto con i prossimi 4 oggetti!

In evidenza

San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti!

Questo è l’ultimo post prima delle vacanze estive. Per molti sono già cominciate, per altri più o meno a breve e per altri ancora non ci saranno proprio (e mi dispiace, uno stacco ci vuole sempre)!

Visto che stasera è la notte delle stelle cadenti, mi avrebbe fatto piacere parlarvi delle stelle nel mondo dell’architettura e dell’arredo… Però è talmente vasto l’argomento che mi sono persa nella ricerca! E allora ho deciso semplicemente di salutarvi con delle citazioni di ArchiSTAR, cioè di Architetti Stellati o stellari, e di augurarvi una buona estate (anche se quella è già cominciata da un po…) e a presto; sto già preparando un sacco di articoli interessantissimi e spero di ritrovarvi ancora numerosi e di più a inizio settembre!

E concludo con una frase di uno dei miei libri preferiti, che riguarda le stelle… Per una persona speciale che è una tra quelle stelle!

Buone vacanze e a presto…

20 LUGLIO 1969 – MOON LANDING

In evidenza

“That’s one small step for a man, one giant leap for mankind” Neil Armstrong

Cinquanta anni fa avveniva l’allunaggio, tre pazzi in orbita intorno alla luna di cui due decidono di mettere piede sulla luna… E Neil Armstrong che pronuncia la fatidica frase “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”.

Su queste riflessioni potremmo passare ore a parlare della follia e dei sogni dell’uomo, delle mete raggiunte dall’umanità, della tecnologia che abbiamo raggiunto in questi 50 anni… Ma, ho deciso che a me piacerebbe oggi parlare della luna nell’arredamento! Un tema molto più “terra, terra”… Un mio piccolo tributo al nostro grande satellite, che ha ispirato artisti, scrittori, pittori e anche designer!

Partiamo dalle LAMPADE, ovviamente ne citerò solo alcune, perché sono davvero tanti quelli che hanno tratto ispirazione da questo tema! Partiamo da un classico ARCHIMOON della Flos disegnata da quel pazzo visionario di P. Starck (e il nome è tutto un programma…) nel 1998, creata e declinata per qualsiasi tipo di utilizzo, da terra, da parete, da tavolo…

Poi ci sono le lampade Schu Moon di Catellani e Smith: iconiche, geniali, materiche, che danno l’impressione di portarla in casa, per la realistici del materiale e la poesia del colore. Anche qui parliamo di artisti che fanno della propria arte una professione con conoscenze di tecniche che permettono l’illusione.

Poi esiste una versione da appoggio, come il vecchio mappamondo! Si chiama LUNA ed ha il fascino romantico di avere un piccolo satellite che ti orbita intorno… Sta in una mano!

Persino i punti luce si sono ispirati a questo tema e ne hanno fatto una versione più ironica e dissacrante, come AD srl Roma (@ademozioni), scoperti grazie alla mia amica Alessandra di @_alexs_dream_.

Cambiamo argomento e passiamo ai PIATTI, che in realtà avevo già citato… Come non si può non rimanere incantati dalla creazione di Seletti in collaborazione con Diesel living, che hanno reato tutta una linea ispirata ai pianeti e vi hanno incluso anche il nostro satellite!

E giusto per non farsi mancare nulla Seletti si è inventata pure l’astronauta di porcellana per festeggiare l’allunaggio!

Poi ci sono i TAPPETI…che passano dalla riproduzione vera e propria della luna, fino dal visione ironica e fumettistica per bimbi!

E poi ci sono le piastrelle disegnate da Fornasetti e prodotte da Ceramica Bardelli (@ceramicabardelli) della serie Soleluna, che sono una meravigliosa visione d’altri tempi…Piene di fascino e poesia!

Come pure la carta da parati che negli ultimi anni è tornata prepotentemente di moda, ne ha fatto versioni di ogni tipo…

E la lista sarebbe lunghissima ancora, ma lascio a voi scoprire dove troviamo ancora la PALLIDA LUNA, disegnata, immaginata, ispirata e ispirante in un oggetto, o in un mobile o in una carta da parati, o in un quadro… O persino sulle bustine del thé (@lareggiadelte)!

Per gli amanti della fotografia, lascio qui a seguire alcuni scatti da mille e una notte… Giudicate voi! Grazie per la dritta di @annestoppable_amante della fotografia!

E grazie anche e soprattutto a Mr McCarthy (@cosmic_background) che ha scattato queste immagini incredibili!

E se stasera vi capita di alzare il naso e puntare alla luna, ricordatevi che 50 anni fa due persone ci hanno lasciato le impronte, la bandiera e i sogni di un’umanità intera!

In evidenza

Buon Viaggio Maestro!

L’artista è colui che ha una costante percezione alterata della realtà.

Un saluto speciale ad un grande artista, maestro d’armi, d’arte e di vita… Un uomo che nella sua vita ha costruito tanto, lottato altrettanto e ci ha mostrato passioni, fragilità, sofferenze e capacità. Un siciliano DOC… Innamorato della sua terra e consapevole dei suoi pregi e difetti! Innamorato della cultura e consapevole delle sue possibilità, delle sue opportunità e dei suoi limiti! Grazie Maestro, per tutto quello che ci hai dato e lasciato… Ti auguro di rimanere indimenticato, come merita un artista come te!

“Scrivo perché non so fare altro. Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti. Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato. Scrivo perché mi piace raccontarmi storie. Scrivo perché mi piace raccontare storie. Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra. Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto.”
Andrea Camilleri (1925 Porto Empedocle – 2019 Borgo)