Grattacieli, le origini – parte 1

Il grattacielo è il punto in cui si incontrano l’arte e la città.”
(A. L. Huxtable)

Qualche giorno fa una mia amica mi ha detto che stava partendo per New York e questo mi ha riportato alla mente il ricordo di una lezione di una mia professoressa del Politecnico che, ad una lezione di storia dell’architettura, parlò dei grattacieli come le nuove frontiere dell’architettura moderna… Sono diventati il simbolo del potere e del successo delle grandi civiltà contemporanee. Ricordo che rimasi molto affascinata da quella lezione perché per me, i grattacieli hanno sempre ricordato New York, che è stato uno dei miei 3 sogni da bambina; non sono ancora riuscita a coronarlo, ma rimane lì, ancora da scoprire… Perché il primo pensiero che si fa pensato alla Grande Mela sono proprio i grattacieli ed il suo meraviglioso skyline!

La torre di Babele (credits: internet)

Storicamente, la prima citazione di un grattacielo in realtà risale alla Bibbia: la torre di Babele ne fu il primo esempio, “una torre, la cui cima tocchi il cielo”(Genesi 1,1-9)… Ma non finì molto bene!

La citazione di questo primo tentativo di raggiungere il cielo fa capire che l’uomo, fin da tempi non sospetti, fu interessato a tentare questo sviluppo verticale, sfidando le forze della natura; anche perché storicamente questa narrazione sembra che abbia un fondo verità. Sembra, infatti che probabilmente questo edifico corrispondesse alla Ziggurat di Babilonia, che era il centro religioso più importante della zona.

Ma ritornando a tempi più recenti, questi incredibili esempi di architettura verticale con una visione moderna, nascono, prima di NYC, sempre in America, con la “scuola di Chicago“, un incredibile team di Architetti e Ingegneri che hanno lavorato e collaborato alla ricostruzione della città dopo il devastante incendio del 1871, che la rase al suolo completamente, con lo scopo di far rinascere dalle ceneri la grand “Wind City”. Si accavallarono due generazioni di tecnici che inventato un nuovo modo di costruire, utilizzando l’acciaio, come parte strutturale portante, e la terracotta, come finitura estetica. Tra i nomi più famosi non possiamo non citare: Daniel BurnhamDankmar AdlerJohn RootWilliam HolabirdMartin RocheWilliam LeBaron Jenney,Louis Sullivan e un Frank Lloyd Wright agli inizi…

I progetti realizzati riguardano un po tutti i settori, dal residenziale al commerciale, ed è interessantissimo vedere come questo modo di costruire queste facciate regolari, scandite da ripetitive successioni di grandi finestre uguali tra loro, conia un nuovo stile architettonico… Il CHICAGO WINDOW!

Home Insurance Buoiding, 1885 (Credits: internet)

Il primo grattacielo costruito è l’Home Insurance Building, progettato dall’Ing. William LeBaron Jenney, completato nel 1885, ampliando nel 1891 e demolito durante gli anni 30.

Stiamo parlando di un palazzo di 12 piani alto 42 metri, che per l’epoca era fuori dal comune… Ma che ha dato il là ad una rivoluzione!

Tanto che Mr. Louis Sullivan (considerato il primo architetto moderno americano), ne rimane affascinato e comincia a progettare una serie di edifici-grattacieli creandone un suo stile e inserendo dettagli sempre più creativi e contestualizzati.

Cliccando su Grattacieli di Chicago, trovate l’elenco di tutti i grattacieli più importanti della Wind City, che, se siete in zona potreste vedere…

Dopo anni di sperimentazioni di questo tipo di strutture e passando dalla seconda scuola di Chicago, arriviamo ad anni d’oro per i grattacieli a Chicago ed arriviamo al suo simbolo di potere e successo, considerata all’epoca “l’edificio più bello del mondo”: il CHICAGO TRIBUTE. Costruito nel 1925 ad opera degli architetti R. Hood e M. Howells, è un edificio di 36 piani alto 141 m.

Questo edificio è un palazzo in stile neogotico, nato dalla vittoria di un concorso internazionale fatto nel 1922 intitolato “l’edificio più bello ed accattivante del mondo”, a cui parteciparono studi di architettura ed ingegneria da tutto il mondo. proprio per il suo stile, che ricalcava gli anni passati, venne molto criticato dalla scuola di Chicago e dall’International Style. questo edifico è rimasto sede del The Tribune fino a quando nel 2018 si è deciso di convertirlo in residenza (appartamenti che verrano ultimati indicativamente nel 2020). il palazzo non fu visitabile fino al 2011 quando, l’Open House Chicago festival ne permise la visita.

La particolarità interessantissima di questo edificio è che, durante la fase di costruzione, i corrispondenti del Tribune furono inviati a portare delle pietre di un certo valore storico da qualsiasi parte del mondo e ne arrivarono 120 dai relativi paesi: dal Partenone, dal Taj Mahal, dal Colosseo, dalla Grande Piramide, da Santa Sofia a Pompei, dalla Grande Muraglia Cinese, da Wenstminster, dall’Arc de Triomphe e da Notre Dame, da San Pietro e così via… Tanto che la tradizione non si è fermata! Negli anni sono state incrementate a 149 e si possono trovare anche un pezzo d’acciaio del World Trade center, un pezzo di suolo lunare ed una pietra del muro di Berlino. tutte si trovano nella parte bassa dell’edificio, visibili ad i visitatori che si divertono a scovarle nella ricerca…

Altri importanti grattacieli di Chicago, eretti in quelli anni furono:

NEW YORK dalle origini agli anni 30

A far concorrenza a questo fermento costruttivo arriva New York, che in questo periodo comincia ridisegnare l’spetto del suo skyline, partendo da uno gruppo degli storici edifici della City: il Chrysler Building, il General Electric Building, il 500 Fifth Avenue Building ed il mitico Empire State Building (a cui dedicherò un capitolo a parte…) Quattro giganti che lasciano senza fiato… Stiamo parlando di 4 edifici costruiti negli anni 30 e che hanno gettato le basi della moderna architettura ed ingegneria!

Partiamo dal CHRYSLER BUILDING (che è anche il mio preferito), grattacielo di 77 piani alto 319 m progettato dall’architetto William Van Alen in stile art decò; inizialmente era stato acquistato da Reynolds (quello del parco divertimenti di Coney Island per capirci), il quale, poco dopo la partenza lavori, lo vende, con il progetto, a Mr. Chrysler, che a sua volta modifica demolisce e ricostruisce da capo il palazzo, pagandolo con i suoi soldi personali (14 milioni di Dollari… Mai stati di proprietà della società ma suo personale!).

La particolarità è la guglia in acciaio inox nella parte alta con finestre triangolari per emulare la forma dei radiatori; questa parte dell’edificio avrebbe dovuto essere in rame, e la sola guglia è alta 60 m; alla sua base c’è una suite bipiano che era di Mr. Chrysler. Nel progetto originale questa guglia non c’era: venne progettata e costruita all’ultimo momento per poter vincere la gara del palazzo più altro contro la Bank of Manahattan e venne installata in gran segreto, portata in 4 pezzi smontati e lavorati in loco la notte prima dell’istallazione e installata in 90 minuti, dano all’edificio il primato di palazzo più alto dal 1929 al 1931, quando venne costruito l’Empire State Building, che ne scippò il primato. Questa guglia venne installata il 24 ottobre 1929, cioè il giorno prima del crollo di Wall Street.

Tutti i materiali sono stati lavorati in loco in laboratori che si trovavano tra il 65° ed il 67° piano in modo artigianale ed il palazzo è stato completamente costruito a mano, dalle finestre, alle lame di metalloidi gargoyles alla guglia.

Esternamente non ha terrazze panoramiche né ristoranti ai piani alti e internamente lo sfarzo è percettibile ovunque; ci sono 18 ascensori tutti intagliati in legno e tutti diversi tra loro. Fu sede anche del Clou Club fino al 1979, considerato il club dei magnati.

Importante ricordare che:

  • dal 1976 è iscritto nel National Historic Landmark Program, come monumento nazionale
  • nel 2005 è stato definito “il più bel grattacielo di NYC” da una giuria americana di tecnici competenti
  • nel 2007 l’American Institute of Architects lo definisce l’esempio di Art Decò più puro al mondo.

Tra le particolarità da ricordare ve ne sono 3:

  • è l’unico grattacielo dove non morì alcun operaio (diciamo che la sicurezza in cantiere come viene realizzata oggi, non era esattamente al primo posto)
  • ha il primato di minor numero di suicidi avvenuti (ve n’è stato solamente 1)
  • non paga le tasse, in quanto è stato realizzato sulla proprietà della Cooper Uninon, di proprietà di un’università privata americana.

Qui sotto trovate una veduta dell’epoca… guardate cos’era questo grattacielo prima che partissero ad essere costruiti tutti gli altri per arrivare alla NYC dei nostri giorni!

Il GENERAL ELETRIC BUILDING rinominato 570 LEXINGTON AVENUE BUILDING, in quanto la sede della General Eletric fu spostata nel Rockfeller Building dandogli il nome, è un edificio del 1931 di 50 piani alto 195 m progettato dall’architetto John Walter Cross. Essendo nato come progetto per la General Elettric, è un edificio art decò in stile gotico con moltissimi dettagli e rimandi ai fulmini. La parte alta, detta corona, la sera quando si illumina, sembra una grande torcia a simboleggiare la forza dell’elettricità e delle onde radio.

Internamente non è visitabile e la sua proprietà è passata da General Eletric a RCA Records nel 1973. Nel 1985 la General Eletric, visti i costi di gestione dell’edificio, lo donò alla Columbia University ottenendo uno sgravio di 40 milioni di $.

Importante ricordare che:

  • dal 1985 è iscritto nel NYC Landmark Program, come monumento nazionale
  • del 2004 è iscritto al National Register of Historical Places

Il 500 FIFTH AVENUE BUIDING è un edificio progettato dall’architetto Shere (lo stesso dell’Empire) del 1931 alto 212 m e di 60 piani. L’edificio si trova vicini alla zona verde di Bryant Park ed è anche questo un edificio in art decò.

L’edificio si trova su una delle strade più famose al mondo: la fifth avenue. Questa via è conosciuta già dalla seconda metà dell’ottocento in quanto vi si stabilirono le famiglie più aristocratiche della grande mela, come ad esempio la famiglia Astor (costruttrice del Waldorf-Astoria Hotel), che ha portato all’ampliamento della strada con la nascita dei primi negozi fino a diventare la strada che oggi conosciamo.

Cliccando su Grattacieli di New York trovate l’elenco di tutti i grattacieli più belli di NYC con i relativi dettagli costruttivi.

Altri importanti grattacieli da ricordare edificati in quegli anni sono:

Vista aerea di New York del 1932 – Credits: Wikipedia

L’idea che fa nascere questo tipo di costruzioni sin dagli inizi con la scuola di Chicago è quella di arrestare il disordinato sviluppo della città dandone una razionalizzazione, certo è che la sensazione di potere e successo che trasmettono fa pensare più ad un autocelebrazione dell’uomo in fase costruttiva!

Abbiamo ripercorso la storia dei grattacieli dalle origini agli anni prima della seconda guerra mondiale; nel prossimo post parleremo di un nuovo gruppo di grattacieli… questa volta ci avviciniamo ancora un po ai nostri giorni… Vediamo se indovinate quali città si sono aggiunte?

E se l’articolo vi è piaciuto o anche no, lasciate un commento… Aspetto i vostri pensieri!

Viaggio nei colori

Sull’orologio sono le cinque di mattina, è domenica. Mi ritrovo proprio qui, tra quattro mura, in un’atmosfera che sembra galleggiare tra il sogno e la realtà. L’intera stanza è invasa dal profumo di legno antico che per tanti anni è stato il mio buongiorno prima di un tuffo in mare, tradendo ancora un sentore di salsedine intrappolato tra le tende che incorniciano la finestra. Tutto questo significa che per me l’estate è appena cominciata: è l’inizio dei ghiaccioli a bordo piscina, delle serate in città con le amiche, delle notti senza sonno e delle mattine pigre dove il pensiero dei compiti è ancora lontano.

Tutto comincia da queste quattro possenti mura. Eppure, la vera protagonista è la luce, i cui raggi filtrano da ogni possibile spazio fino a raggiungere la mia pelle appena abbronzata, mentre i mille colori dell’alba si proiettano come in uno spettacolo sulla parete. Il giallo tenue viene sovrastato da una forte tonalità di arancione, quasi rosso. Rosso come il corallo dei fondali vicini, che vanno addolcendosi verso l’esterno in un rosa sfumato.

Ma non mi basta! Voglio godermi lo spettacolo pienamente, quindi mi precipito giù per le scale come per rincorrere anche l’ultimo raggio restante. Nella cucina, ormai consumata da anni di pranzi in famiglia, il pavimento scricchiola ad ogni mio movimento, la porta non può evitare di cigolare appena ne varco la soglia per uscire. Percorso il piccolo sentiero costeggiato da alberi che conduce alla spiaggia, inizio a sentire la sabbia sottile sollevarsi ad ogni mio passo, mentre la brezza leggera si fa strada tra le vecchie case e i nuovi alberghi sulla costa.

Ed ecco un’esplosione di colori, dal rosso intenso all’arancio deciso, fino ad un rosa tenue che svanisce nella mattina ancor prematura, capace di creare elettricità con la sua luce, soffusa ma al tempo stesso potente. La luce si diffonde ovunque e rende tutto un po’ magico. Il cellulare non è capace di imitare quella bellezza in nessuno scatto. I fiori e gli alberi sembrano imitare l’alba in tutte le sfumature, dalle più vivaci fino a quelle più delicate. Quasi non si distingue il punto in cui il cielo si interrompe per specchiarsi sulle acque calme del mare. L’estate è appena iniziata ma a quest’ora è molto tranquillo, quindi mi godo lo spettacolo più bello che la natura possa offrirmi senza essere disturbata dai soliti pensieri che mi affollano la mente. Mi piace pensare che a partire da questo preciso momento della giornata tutto sia possibile, che la scelta di trasformarla in qualcosa di bello dipenda dal modo in cui decidiamo di affrontare le situazioni: le vetrate decorate delle cattedrali sono nate dalla sabbia fine delle spiagge come questa, proprio come spettacoli come l’alba e il tramonto esistono grazie ad un gioco di luci. Abbiamo a disposizione un’estate e un oceano di possibilità, sta a noi decidere come costruire il nostro capolavoro.

Aurora N.

Vi lasciamo con un quesito… Di che regione si parla? Alla prossima avventura della nostra Young Viewer!

WHITE IS THE NEW BLACK?

Da quando è finita la Milano Design Week, il fermento intorno al mondo del design è aumentato esponenzialmente. Ma per ripartire con i miei articoli ho deciso di trattare un tema che lo riguarda, ma in modo trasversale… il COLORE!

Ma ne vorrei parlare, partendo dai colori della stagione in corsoie quindi la primavera che ormai volge all’estate, e ne vorrei parlare cercando di sviscerarne uno alla volta, cercando di coglierne le sfumature!

La bibliografia in merito è ampia e variegata, ma relativamente alla teoria del colore c’è un bellissimo libro di Wassily Kandinsky “punto linea superficie” edito da Adelphi, che è il caposaldo di questa teoria e ne tratta ampiamente l’argomento, per chi ha voglia di saperne di più e farsi un po di cultura in merito.

Ma come primo colore ne ho scelto uno che è un Must, ho scelto di partire da un NON colore, il colore che non contiene alcun colore: ho scelto di partire dal BIANCO.

Il bianco è un colore trasversale, che accarezza tutte le stagioni e che vibra in modo diverso a seconda delle sue sfumature. Non ha una sola declinazione, ma ne esistono tantissime: bianco assoluto, bianco sporco, bianco uovo, bianco crema, e l’elenco sarebbe infinito… Personalmente, nel amo in cui ho utilizzato questo colore, ho sempre consigliato di utilizzare il Bianco RAL 9010, che da una sfumatura calda alle pareti di casa facendole vibrare di un’energia avvolgente, nonostante non la si colga otticamente se non lo si affianca ad un bianco assoluto.

Ma partiamo da quello che vadiamo in natura; è incredibile vedere come il bianco sia sempre presente e costante e allo stesso tempo diverso e inaspettato:

Credits: IG @disessenze

Anche nel design c’è chi ha fatto del bianco la linea principale della propria produzione; Seletti, eclettica e ironica come sempre, ha utilizzato oggetti di muso comune, che ha privato della loro funzione principale, li ha “sbiancati”, dando al nuovo proprietario la possibilità di creare una nuova funzione.

Credits: Seletti

Ma ha fatto di più: si è spinta oltre! Ha preso anche cose, forme e animali comuni, e ne ha creato un nuovo mondo…

Se passiamo poi al tema dell’arredamento, qui si potrebbe disquisire per giorni perché stili che hanno adottato il bianco come filo conduttore ne esistono. Vediamo i più rappresentativi: partiamo da TOTAL WHITE.

Stile minimale, essenziale e contemporaneo, il TOTAL WHITE ha avuto la sua esplosione nello scorso decennio e continua ad avere un riscontro positivo anche negli ultimi anni; vuoi per la dimensione degli appartamenti che si sono ridotti e quindi necessitano di più luce ed energia per creare una vivibilità diversa, vuoi perché i gusti e le mode cambiano e quindi ci si spinge sempre su qualcosa di diverso.

“LESS IS MORE” diceva Ludwig Mies van der Rohe, e meno dell’eliminate completamente il colore non ce n’è…

Un esempio lo trovate su https://www.quinrivista.it/interni/ per una casa presentata un po di tempo fa (QUIN 13, INTERNO7) il cui titolo era “Bianco che abbaglia”, rivista molto interessante che ha nei progetti, nelle foto e nella produzione della rivista stessa il suo punto di forza (credits: http://www.quinrivista.it).

Altro esempio molto interessante è il Progetto Villa Överby di John Robert Nilsson, che potete trovare su mondodesign.it, dove il bianco si fonde completamente con l’esterno.

Giusto per sognare un po…

Progetto Villa Överby di John Robert Nilsson (credits: http://www.mondodesign.it)

Molti lamentano che questo stile possa diventare freddo e asettico, ma il punto di vista della vivibilità di una casa lo da chi ci vive, che ricerca a volte questo stile proprio per un suo modo di vivere che lo rispecchia. In contrapposizione a questo stile c’è lo SHABBY CHIC, anche questo stile di tendenza dell’ultima decade, fortemente in contrapposizione con il TOTAL WHITE nelle linee ma accomunato dall’utilizzo del colore. Qui le linee sono molto morbide, riportano alle case polverose della campagna inglese con un accenno alla Provenza ed ai castelli della Loira dei secoli passati, un po rivisitate e un po sdrammatizzate.

Qui sotto un progetto di Paulina Arcklin, dove utilizza questo stile in modo molto estremizzato (Credits: mondodesign.it)

Anche questo stile trova i suoi momenti di riflessione come quelli suggeriti da Camilla Bellini sul suo blog https://www.camillabellini.com/it/casa-shabby-chic-non-farlo/ in un articolo dello scorso anno, dove sconsiglia fortemente l’utilizzo sotto tutti i profili (facendone un’analisi storica sulla nascita di questo stile molto approfondita).

Altri due stili che utilizzano il bianco come linea guida sono il NORDIC STYLE, che si sta proponendo e imponendo negli ultimi anni, e lo SHIPLAP, tipico stile americano del sud degli Stati Uniti.

Il NORDIC STYLE o stile scandinavo, in realtà non è uno stile nuovo, ma è “nato e cresciuto” nella penisola scandinava dagli anni 30 e ha nei suoi creatori fior fiore di designer che hanno fatto la storia del design del Novecento, come Arne Jacobsen (considerato l’uomo che ha portato al rinascimento del design e dell’architettura danese e scandinava), Alvar Aalto, Borge Mogensen, Hans J. Wegner, Verner Panton, Poul Henningsen e Maija Isola, considerati i fondatori del periodo d’oro di questo stile.

cof

Questo è uno stile molto legato all’oggettistica interna della casa, in quanto, a livello climatico, le case erano e sono più vissute internamente che non all’esterno, e il confort richiesto da chi le vive è molto alto.

Sedie e lampade ne sono gli elementi caratteristici, ma anche la geometricità dei disegni alle pareti.

Credits: https://www.chizzocute.it/stile-nordico-pezzi-must-have-la-tua-casa/

Sotto un progetto loto interessante che mescola linee moderne con lo stile nordico delle geometrie dello schienale della cucina e della lampada.

Progetto Lara Martins (Credits:mondodesign.it )

Lo SHIPLAP invece è uno stile tipicamente americano della zona del sud degli stati uniti d’America, che ricorda comunque lo stile nordico del passato ma solo per l’utilizzo delle finiture delle pareti: infatti, qui il bianco è prevalente sulle assi di legno accostate orizzontalmente leggermente distanziate per creare in gioco di ombre e creare tridimensionalità.

Johanna e Chip Gaines, famiglia del Texas venuti alla ribalta per un programma di ristrutturazione che si chiama “Casa su Misura” (FIXER UPPER), hanno fatto di questo stile il loro portabandiera, il loro stile di vita (https://magnolia.com/magnolia-home/).

In conclusione, vi ho convinto? Il bianco è il nuovo nero?

Non saperi… Quello che ho capito da questa piccola passeggiata nel mondo degli stili e del colore è che ognuno ha un suo punto di vista, una sua visione della vita e che bisogna scegliere sempre quello che si ritiene più giusto per se stessi, sia nella vita che nello stile!

La prossima settimana ci attende un nuovo colore… Vediamo se indovinate!

Caffè, caffè… caffè!

Ma caffè della moka o caffè espresso?

Noi italiani, si sa, la prima cosa che facciamo quando ci svegliamo o per qualsiasi occasione della giornata, è bere caffè… E’ un po come la nostra linfa vitale. Ma la domanda più importante che ci dobbiamo porre è: caffè della moka o caffè espresso? Questo porta a due scuole di pensiero completamente diverse…

Partiamo dall’inizio: da dove ha origine il caffè e quali sono gli scopritori, inventori di questo meravigliosa bevanda e quali bellissimi oggetti sono usciti da queste scoperte!

Libro di E. Maltoni e M. Carli “CoffeMakers Macchine da caffè” edito daCollezione Enrico Maltoni

Il caffè nasce nel nel mondo arabo e arriva in Europa nel 500′ e veniva prodotto attraverso un procedimento abbastanza complesso di ripetuta bollitura per infusione, creandone un vero e proprio rito (ma per qualsiasi ulteriore informazione vi consiglio il libro “COFFE MAKERS, macchine da caffè” di Enrico Maltoni e Mauro Carli, che ne racconta la storia in modo molto approfondito).

Ma arriviamo al 1933, quando l’ing. Bialetti decise che il Caffè doveva essere per tutti e, ispirandosi al funzionamento della lavatrice della moglie, arrivò a creare la Moka come oggi la conosciamo. La parola Moka deriva da città di Mokha in Yemen, una delle zone più conosciute per la produzione di caffè di qualità arabica.

In questo articolo parleremo della Moka, che vede la sua nascita nel 1819 in Francia dalle mani di del sig. Morize, ma che venne poi sviluppata e perfezionata a Napoli, prendendo il nome di Caffettiera Napoletana… Ad oggi esiste ancora qualche estimatore di quel metodo che utilizza ancora la Cuccumella al posto delle moderne caffettiere.

L’evoluzione delle caffettiere (credist:Bialetti)

Ma ora arriviamo a loro: le Moke… Ne esistono di ogni tipologia e costo, ma la Moka rimane sempre lei! Icona esposta permanentemente al MoMa di New York e alla triennale di Milano (…Mica pizza e fichi!). La Bialetti!

‘La Moka Si Mette In Mostra’ Mostra, Milano 2013 (Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

La Bialetti si è sbizzarrita durante tutti questi anni e se ne possono trovare di ogni sorta forma e colore ed il caffè che si fa con questa Moka è unico… Inoltre su INSTAGRAM si trova una bellissima iniziativa fotografica #coffelovers a cui poter partecipare e da cui poter trarre ispirazione per un futuro acquisto. (immages credits: Bialetti)

I prezzi di questa marca variano da €22,90 per la moka da una tazza a €69,90 per quella da 18 tazze.

Altra grande icona rimane Carmencita di Lavazza disegnato da Marco Zanuso nel 1979, rimasta nella memoria collettiva per i suoi meravigliosi caroselli usciti dalla penna di Armando Testa oltre che per il buonissimo caffè… E infatti nel 2018 ne è stata fatta una nuova versione Urban Black. Lo spot? Recita così: “Carmencita is black!” Questa versione è nata dalla ricerca di due grandi istituzioni: il Training Center Lavazza e l’Innovation Design Lab del Dipartimento del Politecnico di Torino (scusate se è poco). Sul sito Lavazza il prezzo è 45€ di questa nuova versione.

La nuova versione del 2018 Urban Black (credits: Benedettodemaio)

Poi ci sono i grandi designer che ne hanno fatto un’icona… Partiamo con Aldo Rossi, Richard Sapper e Alessandro Mendini per Alessi:

Moka La Cupola di Aldo Rossi del 1988. Credits: Alessi
La Conica di Aldo Rossi. Credits: Alessi
La 9090 disegnata da Richard Sapper, è la prima caffettiera espresso della storia di Alessi, ma è anche stata premiata con il premio Compasso d’Oro ed è il primo oggetto Alessi esposto al MOMA di New York. Secondo alcuni, questa è la caffettiera Alessi più amata dal pubblico. Credits: Alessi

Tutti i più grandi hanno creato una pagina di questo meraviglioso oggetto e dato il loro contributo a rendere grande questo oggetto quotidiano… Ma qui si sale decisamente di prezzo superiamo quasi con tutte le 100€ (potete trovarlo direttamente sul sito di Alessi a seconda di modello e formato)!

Per vedere un’interpretazione più ironica bisogna andare su marchi che di questo tipo di lettura dell’oggetto ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia. Irriverente come sempre, troviamo la moka di Viceversa che, oltre ad una versione più formale di Giulio Iachetti del 2013 che si chiama Caffeina, ne accosta una più ironica chiamata Caffettiera Noir, Entrambe passano da un costo di 32€ a 42€, a seconda delle quantità. (credits: Viceversa)

Ma visto che siamo nel secolo della tecnologia, le stesse versioni sono state fatte anche elettriche per dare la possibilità di poter programmare la giornata…

La moka poi è stata declinata anche in altre forme di utilizzo per il design, Seletti ne ha fatta un’icona da esporre (immages credits: Seletti and Mcdonalds):

Se volete seguire le 10 regole d’oro per fare un caffè perfetto, qui trovate un link per poterlo fare: https://www.scattidigusto.it/2013/08/22/come-preparare-un-caffe-a-regola-darte/

Credits: scatti di gusto

Quindi, qualsiasi tipo di caffettiera scegliate, fate che sia un momento di pausa solo per voi e gustatevelo e… Buon Caffè!