THE DESIGN CAL: un tuffo nei 00

Ci avviciniamo sempre di più ai nostri giorni, siamo nella prima decade degli anni 2000. Questa è la decade in cui anche i grandi stilisti si lanciano nel mondo del design e del forniture design assolutamente made in Italy: troviamo nomi importanti quali Nino Ceruti e Giorgio Armani (che nel 2010 arreda persino il Burj Khalifa). In questi anni si va diffondendo una nuova espressione, social design, nell’ambito della quale vengono accomunate varie direzioni di ricerca. Gli oggetti di design vengono proposti con nuove modalità: per i prezzi, per il fatto di essere commissionati da un gallerista, possibilità prima riservata solo agli artisti, per essere collocati negli spazi espositivi dell’arte. Inoltre, il design cerca di recuperare un suo scopo, una sua necessità, un senso etico, anche se a volte, come si vedrà in seguito, ciò avviene in modi impropri e non condivisibili, a prezzo della rinuncia a una concezione complessa e complessiva di progetto. Sul mercato, quindi, si presentano oggetti di design come una nuova ‘merce estetica’, valutata con cifre tipiche del mercato dell’arte. Etica ed estetica: il loro rapporto, anzi il loro dissociarsi, sembra essere uno dei temi più significativi nella situazione odierna.

17 DICEMBRE 2000: CICO

Cico é un progetto di Stefano Giovannoni del 2000 per Alessi. È un portauovo con spargisale personale e cucchiaio in resian termoplastico.
Giovannoni si ispira spessissimo al mondo del fumetto ed ha creato un oggetto con una forte ispirazione figurativa; anche Cico fa parte del filone narrativo dell’autore.
I suoi oggetti sono molto legati alle emozioni e capaci di stimolare l’immaginazione utilizzando un canale di comunicazione ironico, ludico ed evocativo. Hanno sempre una connotazione molto colorata, ma nonostante questo risultano simpatici e discreti… 

18 DICEMBRE 2002: LOUIS GHOST

La sedia Louis Ghost è stata creata da Philippe Starck per Kartell nel 2002. Questa è la sedia più conosciuta e riprodotta del design contemporaneo. Il connubio tra le sue linee barocche delle sedute Luigi XV e il policarbonato trasparente – più la sfida tecnologica per realizzarla – hanno dato il via a una piccola rivoluzione nel mondo dell’arredo. La Louis Ghost è un capolavoro di progettazione nato da una vera e propria sfida tecnologica: sono serviti due anni di ricerca e tentativi a opera di Philippe Starck per creare questo coraggioso esempio di iniezione del policarbonato in un unico stampo. «Il successo universale della sedia Louis Ghost non viene dalla progettazione, ma dalla memoria comune. La Louis Ghost è stata elaborata dal nostro subconscio collettivo, è soltanto il risultato naturale del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro» dice Starck. La prima sedia trasparente però è stata La Marie nel 1999, premiata col Compasso d’Oro. La Marie è la madre di tutti i trasparenti Kartell: Louis Ghost, Ghost Buster, Mr.Impossible, Uncle Jack, la seduta Victoria Ghost, gli sgabelli Charles Ghost, lo specchio Francois Ghost, la seduta per bambini Lou Lou Ghost e gli sgabelli bar One more e One more please, e così via…

19 DICEMBRE 2005: CABOCHE

Il lampadario Caboche è stato progettato da Patricia Urquiola per Foscarini nel 2005. Nella sua raffinatezza rappresenta la versione contemporanea dei ricchi lampadari decorativi della tradizione. Ma al posto degli elementi in cristallo viene impiegata una profusione di globi in materiale plastico che rifrangono la luce e la diffondono nell’ambiente a 360°. Lo chandelier Caboche, perfetta fusione di diverse individualità in un’unica forma, mescola la suggestione del lampadario chandelier con quella di un braccialetto di perle. Per Caboche, Patricia Urquola e Eliana Gerotto e si ispirano infatti ad un oggetto acquistato durante un viaggio, un braccialetto in bachelite degli anni Trenta ( e alla gioielleria si ispira anche il nome, Caboche, il termine tecnico per indicare uno dei tagli più noti per diamanti e pietre preziose). L’ispirazione a volte arriva dagli oggetti più impensati… Non credete?

20 DICEMBRE 2003: BOURGIE

la Bourgie di Ferruccio Laviani è stata prodotta da Kartell nel 2003. Questa lampada da tavolo trasparente in policarbonato è famosa per la sua linea barocca e il cappello plissé. A idearla fu proprio lo stesso art director dell’azienda di Noviglio, che venne ispirato da un polveroso apparecchio parcheggiato sulla sua scrivania, e da una canzone disco degli anni ’70 il cui ritornello ripeteva “tutti vogliono essere bourgie bourgie”, beffeggiando la borghesia wannabe. Laviani dice: “Ho avuto la fortuna di essere partito molto presto, molto giovane con una generazione più grande di me, da Castiglioni a Sottsass a De Lucchi e tutti mi hanno influenzato. Naturalmente c’è stato un bilanciamento di gusti fra questi maestri. Da una parte c’erano Sottsass e Mendini con il gruppo Memphis, più estremi, dall’altra Castiglioni e Magistretti, con una visione opposta. Io credo di essere il risultato di tutti questi incontri messi insieme con in più il mio carattere e le mie esperienze. I miei oggetti sono a volte anche uno il contrario dell’altro. C’è la Bourgie barocca e c’è la Taj, che è una semplice virgola di plastica.”

Vi aspetto con l’ultima decade!

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