THE DESIGN CAL: arrivano i mitici anni 90

E arriviamo agli anni novanta, anni di transizione tra il design delle grandi icone e dei grandi designers e quello che sarà poi il design low-cost prodotto da grandi catene come Ikea. Sono anni in cui si vive un po di rendita da quanto arrivato dai decenni precedenti, anni in cui il regno dei grandi nomi come Starck, Graves, Arad, Maurer, e così via discorrendo inizia ad imporsi ed a dettare legge! Anni di leggerezza e ironia, pensiamo ai materiali ed alle forme che questi personaggi hanno creato e proposto… Erano anche gli anni economicamente più frivoli… Voi ve li ricordate gli anni 90? E cosa vi ricordate di quel periodo?

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13 DICEMBRE 1993: JUICY SALIF

Juicy Salif è uno spremiagrumi disegnato da Philippe Starck prodotto da Alessi a partire dal 1990, realizzato in alluminio pressofuso e lucidato. Considerato un’icona del industrial design, è stato esposto al Museum of Modern Art di New York.
Juicy ha una forma che ricorda quella di un ragno ma la sua principale caratteristica sta nell’assenza di un contenitore in cui raccogliere il succo, che è sostituito direttamente dal bicchiere…
Nel 2000, per il decennale, la Alessi ne ha prodotto una versione placcata in oro in edizione limitata da diecimila copie, mentre per il venticinquesimo ne son state prodotte due diverse versioni, una pressofusa interamente in bronzo in un numero limitatissimo di pezzi pari a 299 esemplari e una fusione di alluminio con rivestimento ceramico di colore bianco opaco.
Si può quasi definire un oggetto-scultura per l’originalità delle sue linee e per la grande differenza rispetto ai classici spremiagrumi. 
L’intuizione è nata davanti a un piatto di calamari durante un pranzo a Capraia: doveva presentare un nuovo vassoio ad Alberto Alessi, ma appena si rende conto che manca il limone per i calamari, Juicy Salif appare nella sua testa.
Philippe Starck ferma l’immagine su una tovaglietta di carta, come Vico Magistretti aveva fatto 25 anni prima su un biglietto della metropolitana con Eclisse. 
E una volta completato il progetto, l’ha persino infilata in una busta e spedita a Alberto Alessi, che, tra parentesi, attendeva da mesi il progetto di un vassoio (e assolutamente non si aspettava quello di uno spremiagrumi)!
E voi, avete mai avuto un’intuizione geniale?

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14 DICEMBRE 1993: BOOKWORM

Bookworm é una libreria flessibile progettata da Ron Arad per Kartell nel 1994.
La libreria era stata pensata in metallo, perché questo materiale consentiva una flessibilità e una resistenza per l’idea di progetto. Quindi, fino a quel momento Bookworm era stato una produzione limitata e solo per persone di nicchia. Ma grazie all’incontro con Kartell, azienda storica italiana di design specializzata nel campo della plastica, il mercato è diventato di massa e più accessibile, avendo anche un costo inferiore, perché passato alla produzione in tecnopolimero, materiale plastico con delle importanti caratteristiche.
Il nome deriva dalla forma dell’oggetto che ricorda un verme:appunto per questo gli è stato dato il nome di Bookworm, libro-verme: da una parte prende spunto dal tarlo del legno, dall‘altra riprende la forma serpentina dell’oggetto.
Nel 2015 è stata presentata una rivisitazione della libreria e questa nuova versione è stata chiamata Popworm.
IN questa versione cambia il materiale che è in PVC colorato e ritardante al fuoco, i colori disponibili sono turchese, nero, giallo fluo, fucsia e con fermalibri metallizzati dorati. Un’altra differenza è la forma dell’oggetto che nelle precedenti versioni non c’è, e che presenta una linea sinuosa e ondulata.

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15 DICEMBRE 1992: LUCELLINO

Questa lampada nasce nel 1992 per mano di Ingo Maurer, designer tedesco per la sua omonima ditta di produzione, ed è presente al MoMA di New York. Questa lampada è considerata una dei più bei pezzi di Maurer: il nome Lucellino, è un neologismo che parte dalle due parole luce e uccellino, che poi non sono altro che le componenti che incontrandosi danno vita a questa bellissima lampada. Materiali poveri, ironia e spensieratezza sono alla base del pensiero dietro questo prodotto, che unisce l’amore per il regno animale allo stile inconfondibile del suo brand. La sua filosofia si può riassumere in questa frase: “La luce” dice “non si può toccare, non ha sostanza, per questo cerco di essere leggero. Offrire sensazioni: questo il mio obiettivo”. Nel 2011 gli venne assegnato il Compasso d’Oro Associazione per il Disegno Industriale.

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16 DICEMBRE 1994: ANNA G. E ALESSANDRO M.

Il cavatappi Anna G è stat progettato da Alessandro Mendini nel 1994 per Alessi. La leggenda narra che il nome di questo oggetto sia quello di una donna reale, la designer e collaboratrice Anna Gili, il cui volto e la silhouette sono stati motivo ispiratore del cavatappi d’autore. Partendo dal classico cavatappi brevettato da Dominick Rosati, brevettato il primo aprile del 1930, con le migliorie di Tullio Campagnolo (imprenditore-produttore di componenti per biciclette) del 1966, che aveva modificato l’oggetto in modo da non forare la parte inferiore del tappo, evitando la caduta di pezzi di sughero all’interno della bottiglia, Mendini arriva a dargli una forma compiuta nel 1994… Nata in zamak, lega di zinco, alluminio, magnesio e rame, Anna G. ha generato fra il 1994 e il 2001 una famiglia di cavatappi di design colorati per la tavola e la cucina, anche in plastica. Non si contano le edizioni speciali, come la RED, realizzata per il Fondo Globale per la Lotta all’AIDS. Ovviamente il cavatappi Alessandro M. è l’autoritratto del autore, disegnato successivamente nel 2003… Mendini diceva che:“Un oggetto deve contenere un errore. Così lo si guarda con attenzione diversa, nasce un legame di sentimenti”.

Vi aspetto alla prossima decade…

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