THE DESIGN CAL: un tuffo negli anni 70

Proseguiamo la nostra passeggiata nel mondo degli oggetti di design ed arriviamo agli anni 70, che in realtà sono il proseguimento del periodo meraviglioso degli anni 60. questo è proprio il periodo di piena esplosione delle ditte produttrici; tutto questo porta al 1972 quando Emilio Ambasz (architetto e designer argentino) decide di organizzare al MoMA di New York la mostra “Italy: The New Domestic Landscape. Achievements and Problems of Italian Design”, con arredi, televisori, radio, giradischi e lampade. Abbiamo l’affermazione del design italiano nel mondo, ma non solo a livello di oggettistica, anche di arredamento! Nel 1973 è la volta della triennale che presenta la “Mostra internazionale dell’industrial design” curata da Ettore Sottsass e Andrea Branzi. Sono curiosa di capire dei prossimi oggetti che trovare nei feed, quanti ne avete voi in casa…

5 DICEMBRE 1970: SPECCHIO UNGHIA

Lo specchio da terra Unghia è stato creato nel 1970 da Rodolfo Bonetto per Bonetto Design ed è stato prodotto dal 1970 al 1979. Sicuramente Bonetto è ricordati per latri pezzi storici come il telefono a gettoni arancio delle cabine, ma ho sempre apprezzato molto l’intelligenza di questo specchio, che ricorda l’unghia di una donna e che, per le sue ridotte dimensioni (Ø 25 cm – H. 160 cm) è posizionabile ovunque, anche in piccoli spazi. E’ stato un colpo di fulmine la prima volta che l’ho visto da piccola e continuo ad apprezzarlo ora che ne capisco anche la funzionalità oltre che l’estetica. E voi, avete un oggetto che vi ha colpito al cuore? o, come me, ne avete più di uno?

6 DICEMBRE 1973: SCIANGAI

L’appendiabiti Sciangai è stato creato nel 1973 e prodotto nel 1974 De Pas, D’Urbino, Lomazzi per l’azienda italiana d’arredamento Zanotta, e diventato poi compasso d’oro nel 1979: insomma, un fuoriclasse! «Gli oggetti devono entrare in un rapporto di simpatia con chi li usa ed essere facili da usare», spiega Paolo Lomazzi in un’intervista televisiva per la Rai. «Oggetti d’uso quotidiano, domestici e posso dire degli oggetti affettuosi». Questa è stat l’ispirazione per Sciangai: l’omonimo gioco da tavolo cinese! E credo che ci siano proprio riusciti! Ma voi da dove prendete ispirazione?

7 DICEMBRE 1970: LAMPADA TIZIO

La lampada Tizio è stata creata da Richard Sapper nel 1972 per l’azienda italiana Artemide, La Tizio diventerà una delle lampade più vendute al mondo e, contestualmente, oggetto di culto. Nel 1970, Gismondi (co-fondatore di Artemide) propose a Sapper di disegnare una lampada da scrivania. La lampada Tizio fu sviluppata a partire da una loro conversazione: il nome “Tizio” è stato suggerito proprio da Gismondi, perché pensava di riuscire a convincere Tizio, Caio e Sempronio con questa lampada, e quindi di poter soddisfare chiunque… Sapper dice: “Volevo una lampada da disegno che avesse un ampio raggio di movimento, e che, nonostante questa caratteristica, fosse poco ingombrante”. Secondo voi è riuscito nella sua impresa?

8 DICEMBRE 1978: POLTRONA PROUST

La poltrona Proust è stata creata da Alessandro Medini con l’artista Franco Migliaccio nel 1978 per l’azienda italiana Cappellini. In un viaggio in Veneto viene trovata una poltrona in stile settecentesco, la cui struttura è decorata a mano a pennello in colori acrilici, assieme al tessuto, con una texture ripresa da alcuni particolari dei quadri di Paul Signac; in realtà, già nel 1976 Mendini aveva iniziato a pensare alla realizzazione di un “tessuto Proust”, un tessuto ispiratoalle correnti etterarie ed pittoriche (impressionismo, divisionismo e puntinismo) legate proprio allo scrittore francese. Negli anni successivi ne vengono realizzate varie, tutte a mano e personalmente controllate da Mendini, che ne ha anche firmate alcune, una quindicina. Dopo una breve interruzione, dovuta all’impossibilità di Mendini di sovrintendere ad ogni pezzo, nel 1989 riprende la produzione. Da allora la produzione è continuata, anche con singole poltrone realizzate in materiali diversi come bronzo e ceramica, marmo. Da alcuni anni è Claudia Mendini, nipote di Alessandro, a dipingere le singole poltrone, ed è sempre restata in collaborazione e supervisionata dallo zio fino alla morte di Mendini.

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